DI VISCERE E DI CUORE

Rivisto e riscritto da "Di Viscere e Di Cuore 94"
di Lucilla Lupaioli
da un'idea di Furio Andreotti

Due attrici porno, che si conoscono appena, si ritrovano a condividere lo spazio di un camerino squallido e inospitale, durante una pausa di lavorazione di un film.
L’incontro casuale e distante diventa spazio privato di comunicazione, habitat improbabile per due animali di razze diverse che trovano reciproco ascolto e nutrimento. Due creature in gabbia dalle sembianze ferine, che, a tratti sembrano sgretolarsi, abbandonare il controllo e mollare la preda; Gatta, che viene dalla strada, indurita e aspra ma inaspettatamente aggrappata al sogno di gioie piccole e mai godute, e Myra, che guarda lontano, contaminata dal desiderio di visibilità che grida dalle ferite di molti.
Annaspando alla ricerca di un linguaggio comune, schivano la diffidenza, si scoprono a ridere a immaginare a ricordare ad aggredire. Quasi sul punto di volare. Frammento di un discorso femminile dove, a dispetto delle parole, le due donne dicono con il corpo, oggetto e soggetto sessuale, origine, sapienza e futuro.

Se da una parte l’incontro fra Myra e Gatta è intimo, segreto, dietro una porta nascosta al mondo, il linguaggio quotidiano si rompe e si apre ad altre lingue, fisiche, non verbali. Myra e Gatta si spiano e si lasciano spiare, e prima ancora che le parole, viene la frase detta dal corpo.
La voce del corpo segue le regole di una grammatica personale, che, per incontrare il corpo dell’altro, conosce ed esprime codici primitivi e selvaggi.
Il corpo è nudo e racconta le ferite nascoste sotto la pelle, invisibili alla fretta e ai rumori della mente; il corpo è sporco, cuore, viscere e scorie, e ospita il soffio divino.
Il corpo contiene il suono, e il suono, la parola. Il suono antico è la voce ascoltata nella culla, la voce originaria. Myra e Gatta parlano la lingua delle loro origini; se da una parte il dialetto d’appartenenza sottolinea le differenze, dall’altra diventa portavoce sia della loro storia personale che della storia arcaica che entrambe portano scritta sulla pelle. Il corpo di queste due attrici trattato come un tempio, come un imbuto, come un vuoto a rendere, come un abito smesso dal quale non ci si può distaccare, oltre a narrare in superficie una storia umana che diverte e commuove, vuole anche affermare che ovunque può annunciarsi, inaspettatamente, l’incanto e la brutalità di un autentico incontro.

Anna Bellato e Michela Fabrizi

Anna Bellato, giovane attrice veneta, selezionata dalla Unione Italiana Casting fra i “GIOVANI TALENTI ITALIANI”, nel 2008 gira il corto Terapie d’urto diretta da Anna Negri ed è nel cast di Romanzo Criminale. Nello stesso anno è protagonista di “Terre Rosse”, presente fuori concorso al Festival di Venezia 2009; già a Venezia nella rassegna Cinema della Resistenza, sarà in concorso al Gallio Film festival opere prime. Allieva fra gli altri di Ugo Pagliai e Francesca De Sapio e diplomata alla Scuola di Teatro Colli dell’Emilia Romagna, studia dal 2007 al 2009 presso la “Scuola di Formazione per attori e registi” di Lucilla Lupaioli; nel 2008, è la protagonista femminile di Storie. Diario intimo fatto a pezzi di Lucilla Lupaioli, testo riconosciuto con menzione speciale al premio di drammaturgia SIAE-ETI-AGIS 2007 e alle semi finali del Premio Dante Cappelletti. Co-protagonista del film “Torno Subito” di Simone Damiani la prima opera cinematografica liberamente scaricabile in alta definizione attraverso Internet, nel 2009 gira con Gabriele Salvatores il corto Stella vincitore del Chicago Reel Shorts 2009.

Michela Fabrizi, giovane attrice romana dedita ad esperienze prevalentemente teatrali, frequenta la “Scuola di Formazione per attori e registi” di Lucilla Lupaioli. Nel 2004 diretta dal coreografo e regista brasiliano Alex Guerra, è coprotagonista del “L’opera del Mendicante” e de “Il Buon Dio degli Scoiattoli” di I. Bachmann, diretta da Lucilla Lupaioli con la quale lavora anche nel 2006 come protagonista femminile ne “Il Minotauro” corto teatrale che partecipa a Firenze al Festival “Corti in breve”. Dal 2005, con l’Associazione Teatrale Metamorphè, dopo aver lavorato nello spettacolo “Tuttonostro”, in scena nuovamente nel dicembre 2009, scritto e diretto da Alessandro Di Marco, Claudio Renzetti e Valentina Reginelli, lavora negli spettacoli “Il tripalio”di Sara Rosemberg diretto da A. Di Marco, e nel 2008 in “Toro seduto” scritto e diretto da Michele Franco con il patrocinio della Provincia di Roma all’interno del progetto “Scenari al di là delle barriere: un teatro per l’integrazione”.

Settembre 2009